Live report di di E. Joshin Galani, foto di Matt Perich (fonte Wikipedia)
A tre anni di distanza da “There’s No Leaving Now”, è uscito a Maggio il quarto album di Kristian Matsson, aka The Tallest Man On Earth , ‘Dark Bird Is Home’.
C’è grande curiosità ed aspettativa per questo live, che vede Kristian Mattson per la prima volta dopo tre album e due EP, spogliarsi della classica struttura folk acustica per vestire i brani con arrangiamenti che vedono fiati, archi, batterie e tastiere e sintetizzatori.
Unica data italiana per il tour mondiale 2015 all’Alcatraz di Milano, che ha fatto sold out nella sua versione “half”.
Nello spazio d’attesa tra la fine dell’esibizione del supporter Phil Cook e l’inizio del concerto, si diffonde För Sent För Edelweiss, brano indie pop svedese del 2008 di Håkan Hellström.
Arriva sul palco l’uomo più alto della terra, è chiaro dal primo arpeggio di quanto consenso abbia questo elfo folk, il pubblico gli riserva da subito un ascolto in religioso silenzio.
I puristi dell’impatto voce-fingerpicking sono stati subito accontentati, e sembrano comunque apprezzare anche l’influenza melodica che echeggia dall’ensemble dei musicisti.
E’ tuttavia lui il punto di forza dell’esibizione, con le chitarre che alterna nei diversi brani.
Kristian ha una presenza fisica di grande comunicazione, continua a cantare, danzare in Slow Dance che precede Fields of Our Home, prima traccia dell’ ultimo album, siamo rapiti dalla sua voce prodigiosa.
Con Darkness Of the Dream si torna al ritmo sostenuto. Il concerto è un alternanza di partecipazione vivace-calma del pubblico. La platea si adatta al suono, nel momento in cui si quieta, torna immediatamente raccolta per percepire al meglio qualsiasi sfumatura di acustica arrivi. Quando è solo la voce a vibrare, all’Alcatraz tutto tace.
Batteria, tastiere e cori per Timothy che esprime in un classicissimo stile folk.
Regala un italianissimo “grazie” dopo Love in All, i cori sono all’unisono, e le urla di acclamazione vengono zittite come se stonassero nell’atmosfera. Di nuovo silenzio, la sua voce si fa spazio ed in maniera naturale cattura l’attenzione senza bisogno di chiederla. E’ come se fosse insita nella sua vocalità una reazione di rispetto assoluto e profondo in chi lo ascolta. In questo brano più di altri esprime una somiglianza con la voce di Bob Dylan, paragone scomodato sin dal suo primo album.
The Gardener e Thousand Ways si susseguono e come a voler protrarre il più possibile l’atmosfera raccolta che si è creata, Kristian porta l’indice alla bocca ed è sempre più magia.
La presenza della band, paradossalmente, ha il gran valore di vestire di nuovi suoni le composizioni,
ma con un apporto che sostiene l’aspetto acustico senza sovrastarlo.
About Portugal annuncia prima di Sagres, che prende il nome di un villaggio di scogliera a sud del Portogallo.
Con sincera disinvoltura cerca lo sguardo del pubblico, per scivolare poi in The Wild Hunt, gran momento di festa, apprezzatissima dal pubblico.
Revelation Blues in nuovo arrangiamento afro che richiama Graceland nello stile, altro momento intenso; il nostro termina l’esibizione steso a terra. La netta percezione è che anche l’applauso, pur giustificato, possa essere un suono disturbante del clima, come se fosse bailamme fuori luogo.
Viene invitato sul palco Phil Cook, supporter del live di stasera, a suonare le tastiere, che lascia poi a Kristian per il brano successivo Little Nowhere Towns , accompagnato ai cori.
Ma è la donna dagli occhi kerosene di Where do My Bluebird Fly, che seduce tutti nonostante il piccolo incidente del distacco della tracolla della chitarra.
Mi godo le espressioni della prima fila, i loro sguardi emozionati, trasognati, commossi e protesi verso quest’uomo che non si risparmia, e con semplicità ed immediatezza tocca il cuore.
Si susseguono King of Spain, Dark Bird is Home, The Dreamer, quest’ultimo in un arrangiamento pop, forse l’unico brano dove Kristian canta senza suonare.
Dopo due ore di concerto, questo incredibile songwriter dall’animo delicato e potente non ha mai perso contatto col suo pubblico. Ci saluta con una versione di Like The Wheel da pelle d’oca e un bel “Grazie Milano”. Grazie a te, ti aspettiamo per il prossimo incantesimo.
Articolo pubblicato per Lamusicarock il 20.10.2015
Video della serata:

