Live Report di E. Joshin Galani
Nuovo appuntamento con il live di The Niro, all’Ohibò, una delle venue più apprezzate della città.
Il pubblico milanese è piuttosto fortunato; The Niro, all’anagrafe Davide Combusti, è sempre generoso con il capoluogo lombardo, non si risparmia in presenze ed intensità sul palco.
Con quattro album ed un EP all’attivo, il concerto promette di essere una vera e propria immersione nel suo mondo musicale.
Apre il live Johnny seguito da In My Memory, e poco dopo un tuffo nelle canzoni degli esordi Liar e About Love and Indifference del primo EP “An Ordinary Man”, una doppietta che ci fa uscire spettinati sia per gli arpeggi alla chitarra che per la voce che è forza espressiva e colonna portante di tutto il lavoro artistico di The Niro.
I suoni sono ineccepibili, The Niro è accompagnato da Puccio Panettieri alle batteria e Maurizio Mariani al basso, strepitosi musicisti che tengono ritmi serratissimi e precisi per tutta la durata del concerto.
Con il suo sound che fonde indie rock, folk , The Niro è un artista che conquista il pubblico con la sua voce inconfondibile e con testi intimi e profondi, che raccontano storie di vita, di solitudine e di speranza.
Tra le scelte dei brani di “1969” ultimo album del 2014, c’è Non Riesco a Muovermi, con quella sua interpretazione che suona come un allarme, un’urgenza.
Si alternano pezzi tratti da “Best Wishes” e “The Niro” come: He’s a Pray, The Wrestler, Just for a bit. Riprende un ritmo incalzante con la voce modulatissima sulla chitarra incisiva.
The Niro sul palco non è di molte parole, tra un brano e l’altro è sorridente, garbato, riservato anche nel ringraziare il pubblico, sussurra i suoi “grazie” quasi attento a non aggiungere con le parole qualcosa in più a quel “Tutto” che esprime sul palco.
Per quanto possa sembrare profondamente immerso, quasi altrove quando canta, in realtà è proprio in quella sua intensità che tocca i presenti, entra in profondità di un qualche angolo nascosto del nostro essere e ci entra in risonanza.
Si ritorna all’ultimo album con L’evoluzione Della Specie ed è come se un moto energetico salisse dai talloni, raggiungesse le spalle e facesse salire la voce in alto e in tutte le direzioni.
C’è spazio anche per Eroe, brano di cui è in uscita il singolo che è anche colonna sonora della serie Sky “24 ore per morire” in onda da gennaio.
L’artista romano ci regala i brani del suo repertorio, arricchiti dalla sua innata capacità di emozionare e di creare atmosfere uniche, che spaziano tra il minimalismo e l’intensità. La sua performance qui all’Ohibò è come un viaggio sonoro che sa coinvolgere e trasportare, una serata in cui la musica diventa il mezzo per esplorare emozioni e riflessioni universali
Chiude la scaletta con Post Atomic Dawn , per poi tornare sul palco con i bis.
Come una fune tra passato e futuro, So Different e un bellissimo regalo che ha voluto donarci, la versione tradotta di Ruggine, non ancora pubblicata.
E’ prevista infatti per l’autunno l’uscita dell’album “1969” in lingua inglese.
Il pubblico saluta emozionato e soddisfatto, l’essenza che esprime The Niro è sempre un immersione profonda nelle corde dell’anima.
Articolo pubblicato per Lamusicarock 13 marzo 2015

